Interviste su Joblio Inc. (2° parte)

Interviste su Joblio Inc. (2° parte)

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Interviste a Jon Purizhansky, ideatore e Ceo di Joblio, e David Arkless, presidente di Joblio

Montecarlo. Interviste del 6 luglio 2021, ‘in ordine di apparizione’

Di Joblio continuo l’introduzione dalla scorsa uscita, che conteneva la prima intervista in merito, quella a Valentina Castellani Quinn, Global Media Communication e Spokesman della società.

JOBLIO. Presidente e Ceo di Joblio, David Arkless e Jon Purizhansky, sono intervenuti alla Conferenza 2021 per gli Investimenti a favore dello Sviluppo Sostenibile, interna al CC Forum di Monaco, incentrata su innovazione aziendale e attività legislativa. La loro piattaforma user-friendly permette, con un sistema di tracciamento centralizzato per la migrazione economica e il rigoroso rispetto degli standard umanitari internazionali, il reclutamento professionale legale di risorse umane a livello mondiale e la tutela di chi migra per lavoro, il quale viene aiutato anche a trovare dove vivere nel paese ospitante e riceve una formazione su cultura, leggi e lingua del posto. Joblio accompagna il migrante dalla sua ricerca di lavoro, navigando nell’App di Joblio, a quando arriva e permane in terra straniera, fino al proprio rientro in patria. Joblio agisce su base di accordi governativi e modelli di assunzione sostenibili, che potenziano l’economia internazionale a discapito delle attività criminali, nel nome dei diritti umani. La società contribuisce a saltare i middlemen (intermediari) fra datori di lavoro e futuri assunti e a garantire, così, impieghi esercitati in condizioni note, eque e proficue.

Di seguito, proseguo con altre due interviste su Joblio. Il prossimo numero conterrà le ultime due.

Jon Purizhansky
Ideatore, CEO e Co-fondatore di Joblio

Basile: Jon, vorrei che mi parlasse di lei, soprattutto in relazione a Joblio. E le chiedo subito in proposito: ogni migrante deve per forza avere un cellulare per poter usare la App di Joblio?

Jon Purizhansky: Prima di tutto, voglio dirle che io stesso ho un passato da profugo. Attualmente vivo negli Stati Uniti, ma, anni fa, ho trascorso diverso tempo in Italia a Ladispoli (Roma), poi in Austria. Sono diventato un avvocato specializzato nell’ immigrazione; ho aiutato diverse persone che migravano. Dopodiché, sono entrato nel mondo della delocalizzazione aziendale mondiale, cioè della mobilità globale. Ciò che trovo essenziale è che le persone che si muovono da un posto a un qualsiasi altro per ragioni di lavoro siano assistite nel farlo. Nei due decenni che ho trascorso nel campo, ho visto quanto il fenomeno degli abusi sulle persone, dello sfruttamento, soprattutto, dei minori e di altri crimini sia presente e, ahimè, non accenni a fermarsi. Inoltre, va detto che la tecnologia ha fatto passi da gigante nel nostro mondo e oramai abbiamo tutti modo di connetterci (via web). Se ci fosse solo un rapporto diretto fra un potenziale impiegato e il suo futuro datore di lavoro, ci sarebbero un maggiore rispetto delle regole e più trasparenza, nonché, di conseguenza, una più forte ed estesa tutela della razza umana. Oggi ancora non è così, per via di un ‘very dark eco-system’ persistente.

Basile: Molto interessante e utile lo strumento che Joblio propone, ma come possono usarlo le persone che, invece, non hanno i mezzi per avere un telefono proprio o una connessione online?

Jon Purizhansky: Ne sarà sorpresa, ma, per fare un esempio, quasi il 40% della popolazione nell’Africa subsahariana possiede un telefono. In Sud Asia, l’ha la maggioranza delle persone. In generale, internet rappresenta la via di uscita per tanta gente indipendentemente dalla situazione disperata in cui vive. Vivi in Nigeria? Con una decina di dollari, vai su Facebook e vedi cosa accade fuori dal tuo ecosistema. Perciò, il mondo corre sui binari della tecnologia dei telefoni e degli smartphone e, grazie ad essi, può accedere facilmente alla nostra App. Ora, l’ecosistema è costituito di quattro parti: il lavoratore migrante, il governo dello stato da cui proviene, il governo dello stato che lo ospita, il datore di lavoro. Inoltre, nei Paesi sviluppati, come l’Italia, da cui lei proviene, il Giappone o altri, caratterizzati da un certo benessere economico, le persone tendono a non volere più fare i lavori che svolgevano un tempo i loro avi, quindi risulta conveniente attrarre i lavoratori migranti dai paesi in via di sviluppo, attraverso la necessaria sofisticatezza per la ricerca di lavoro oltreconfine e processando l’elaborazione di un visto di lavoro permanente all’estero. Ecco dove Joblio è utile e può costituire un’opportunità per i lavoratori migranti e per i relativi paesi ospitanti.

Basile: La situazione attuale qual è?

Jon Purizhansky: Oggi, fra potenziali datori di lavoro e futuri lavoratori migranti assunti, ci sono i middlemen, gli intermediari, che vendono le opportunità di lavoro all’estero ai migranti senza che questi sappiano che cosa comporti veramente l’attività che andranno a svolgere, quanto verranno pagati e quali siano le condizioni nelle quali si ritroveranno. Un esempio: un lavoratore migrante versa 10.000 dollari agli intermediari per arrivare in una azienda olearia in Sicilia, con la promessa di guadagnare tre volte il reale stipendio che otterrà e con la mala sorpresa di lavorare il doppio delle ore che gli erano state prospettate; il migrante, magari, sarà ricorso a un prestito per pagare la somma anzidetta, così, non potendo contare sul guadagno effettivo, si ritroverà vincolato a una situazione ben diversa da quella immaginata, dalla quale faticherà a uscire. A quel punto, forse scapperà, entrerà in un brutto giro, illegale, e chissà quali altre cose orribili rischierà. Per evitare tutto ciò, bisogna che fra datore e lavoratore si instauri un rapporto diretto, aggirando la questione middlemen, che spesso imbrogliano i migranti. Questo cambio di rotta farà vincere, non solo i migranti, ma, grazie a un incremento della loro efficienza produttiva con un’ottimizzazione dei ricavi, anche i governi dei paesi che li ospitano. Inoltre, così si attiva una lotta efficace contro il mercato nero e l’immigrazione illegale, riducendo la criminalità locale. Infine, l’immigrato che guadagna potrà mandare il denaro anche al suo paese, potendo, a un certo punto, magari, tornarci.

Basile: Quindi la sua scelta, la vostra scelta, con Joblio comporta una quota di rischio e coraggio.

Jon Purizhansky: Grazie. Credo sia inevitabile, anche, appunto, per via del livello tecnologico nel mondo. Aggiungo che, sulla famiglia del migrante rimasta nel paese d’origine, vi sarà un impatto socio-economico, proprio per via del denaro che il lavoratore stante all’estero riuscirà ad inviarle.

Basile: Come ha costituito lo staff principale di Joblio[1]? Li conosceva tutti già da prima?

Jon Purizhansky: Sì. Io e Michael Shvarstman [2]siamo amici da 30 anni. Lui è un ingegnere della tecnologia seriale, perciò Michael è nella tecnologia e io, oltre ad aver lavorato a contatto con culture differenti, sono nel mercato dell’immigrazione globale. Poi c’è David Arkless[3], ex Global President di Manpower Group, che ho incontrato su raccomandazione del presidente di Manpower Canada che, conoscendolo, mi ha anche detto che avrebbe molto apprezzato il mio operato. L’ho cercato, nessuno sembrava sapere dove fosse, e l’ho trovato in Germania, dove viveva con sua moglie, una giornalista. Gli ho detto: ‘Ehi David! cambiamo il mondo, vuoi saltar dentro?’;
lui: ‘Sì!’.

Basile: Che obiettivi avete ora dal lato della comunicazione? So da Valentina Castellani che, come idea, vorreste presentare Joblio a Roma e/o Firenze e, il prossimo gennaio, andare a Davos (https://www.ice.it/it/news/notizie-dal-mondo/176623).

F1) Jon Purizhansky con parte del Joblio team


Nell’immagine F1, da sinistra, il co-fondatore e CRO Michael Shvartsman e, subito dopo una persona dello staff CC Forum, Jon Purizhansky e Mark Limanov, collaboratore di Joblio.
Fonte: per gentile concessione di Valentina Castellani Quinn

Jon Purizhansky: Non sono mai stato un uomo pubblico. Ho parlato per la prima volta in pubblico al CC Forum di Dubai lo scorso aprile; ne è conseguita un’integrazione fra noi e il ministero delle risorse umane. Ci hanno ascoltati e ci hanno raggiunti. Valentina Castellani Quinn, con cui ho iniziato a collaborare, ha detto ‘dobbiamo essere là fuori (nel mondo)’. Ok, io ascolto Valentina.

Basile: E quali sono gli obiettivi per la compagnia, diciamo, nei prossimi 2-3 anni?

Jon Purizhansky: Miriamo a diventare standard su un piano mondiale per le assunzioni oltreconfine. Vogliamo tutelare, insieme alle Nazioni Unite e attraverso l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, l’iniziativa all’etica assunzione di personale. Il che, tradotto in termini pratici, significa che, se sei un immigrato che cerca lavoro, non paghi nulla per potere trovare lavoro all’estero e sai tutto dell’attività professionale che ti è stata prospettata e andrai a svolgere. Questo è l’ecosistema che intendiamo proteggere, ecco perché dovremmo, come Joblio, diventare standard, venendo accettati dai governi come la piattaforma attraverso la quale possono reclutare il necessario personale dal paese d’origine o/e riallocarlo nel paese d’accoglienza.

Basile: State già lavorando in tal senso, ossia la piattaforma Joblio è operativa nel modo spiegato?

Jon Purizhansky: Sì. Joblio sta già operando in questo modo, per esempio con paesi come la Romania e la Polonia, dove, quindi, abbiamo un’identificazione. I polacchi, spesso, si trasferiscono in Europa occidentale per lavoro e il loro paese accoglie sui 3 milioni di migranti. E usufruiscono dell’App Joblio. Noi dividiamo il mondo in due aree: i paesi particolarmente interessati dalla o alla migrazione per lavoro e gli altri. Fra i nostri prossimi obiettivi: Spagna, Italia, Portogallo, Malta; seguono probabilmente UK, Giappone, Israele, Sud Arabia.

Basile: Avete dei finanziatori, ma state cercandone altri? Perciò siete qui al CC Forum di Monaco?

Jon Purizhansky: Sì. Abbiamo con successo raccolto capitale, 4 milioni di dollari, usati subito per andare sul mercato con un livello tecnologico elevato che ci permettesse di aiutare le persone. In breve tempo, annunceremo un aumento dei capitali che ci consentirà una crescita su scala mondiale.

Basile: Jon, supponiamo che io sia un lavoratore immigrato e digito https://joblio.co. Poi?

Jon Purizhansky: Guardo i lavori listati, ne scelgo uno e faccio domanda, cliccandoci, prima, sopra e leggendone tutti i dettagli. Arriva la notifica Welcome to Joblio. Supponiamo che sia la Moldavia il paese d’origine e che il lavoro sia quello di infermiere. Il lavoratore deve provare chi è. Noi abbiamo i nostri investitori Joblio, sparsi in 38 paesi, per esempio la Fondazione Aga Khan, la Chiesa Evangelica, i leader di alcune comunità e le persone che ci dicono ‘vorrei aiutare’. Come Joblio, ci cercano e ciò che poi facciamo è accompagnare i lavoratori ai vari paesi di destinazione e, in loco, assicurarci che non siano vittime di soprusi, ossia vogliamo che si agisca nel rispetto della legge sull’immigrazione, delle norme fiscali e della regolamentazione sul lavoro di ciascun paese ospitante, procurando un supporto legale laddove manchi a chi ancora non ha una voce. Gli attori aziendali, chi assume, ci pagano per il nostro servizio, perché risolviamo loro i problemi. Li risolviamo, fondamentalmente, per tutti e quattro i partecipanti a questo ecosistema: al lavoratore immigrato, al datore, ai due governi coinvolti. Il rapporto con noi si risolve, quando l’immigrato torna a casa sua. Non siamo solo dei ‘match maker’, ma aggiungiamo valore all’intero processo.

Basile: Grazie e buon proseguimento in Montecarlo, Jon.

David Arkless
Presidente di Joblio

Basile: Lei è il Presidente di Joblio. La cosa che più mi ha colpita è il suo coinvolgimento in organizzazioni a sfondo umanitario ed etico. Inoltre, so che ha un’expertise consolidata in Talent management e consulenza alle Risorse Umane e che ha gestito alcune realtà europee. Il suo interessantissimo profilo professionale è vario e così caratterizzato da aspetti sociali e umani.

David Arkless: La faccio semplice: per 30 anni ho speso la mia vita nelle aziende americane e ho potuto scoprire cose che non funzionavano come, persino, il traffico umano, il lavoro forzato in alcuni paesi che lo ammettono, gli abusi su donne e bambini. Perciò, provai a fare due cose: realizzare società di enorme successo, ero il presidente mondiale del più grande datore di lavoro nel mondo[4] , e farlo nel modo, non solo più redditizio, ma, soprattutto, più giusto, cosa che vale per chi è ai piani bassi, ma anche per i lavoratori così detti top level, specie in alcuni stati. Per riuscirci, sono arrivato a far sì che ciascuna azienda operasse con la necessaria attenzione ai sistemi e procedimenti di assunzione adottati e ai relativi accordi governativi eventualmente stipulati. Io sono stato co-fondatore del ‘Modern Slavery Act’ (Legge britannica sulla schiavitù moderna) nel 2015 contro il traffico umano in UK e simili. Per me, Joblio è uno dei meccanismi che possiamo utilizzare per arrestare gli abusi sui lavoratori, di qualsiasi natura e ovunque nel mondo.

Basile: In che percentuale chi si muove per lavoro finisce vittima di azioni criminose nel mondo?

David Arkless: Se circa 200 milioni sono statisticamente i lavoratori che migrano secondo dichiarazione ufficiale, in realtà altri 200 milioni di individui si muovono per lavoro illegalmente, finendo in giri brutti. Perciò, in tutto saranno sui 400 milioni o forse 500 milioni nell’universo.

Basile: La vostra scelta è piuttosto pericolosa. Mi confronto anche con lei su questo aspetto.

David Arkless: Guardi, io sono abituato in qualche modo, avendo lavorato sul confine di US a El Paso Juarez per fermare l’azione dei cartelli pronti a muovere e a riciclare persone illegalmente. Sono stato attaccato a Juarez da alcuni membri di gang che hanno tentato di uccidermi, ma hanno preso la macchina sbagliata, non quella con me e il sindaco di Juarez, ma quella di alcuni poveretti. Noi, in questa società, siamo pronti tutti a fronteggiare un’attività criminale. Non saremo amici di nessuno! A me non importa. Mi importa che abbiamo una possibilità, quella di inventare le regole del reclutamento professionale odierno. Io ho cambiato il mio modo di intenderlo negli ultimi 30 anni. Il prossimo livello cui dobbiamo mirare, ciò che questi ragazzi di Joblio stanno tentando di fare, è che tutto il settore delle assunzioni di personale sia etico e corretto, senza eccezioni.

Basile: Un obiettivo degno di nota e una forte determinazione degna di stima.

David Arkless: Con queste mire, non m’importa di essere colpito da uno sparo (ndr, scherzoso).

F2) David Arkless in un’istantanea nella suite dove le interviste avvenivano

Basile: Il che mi porta a un tema molto simpatico. Penso al tuo parente, Sean Connery.

David Arkless: Eh sì. Ieri sera, sono stato a una propaggine del film festival di Cannes; l’evento si chiamava ‘The Bond reception’. Stanno rimasterizzando 10 film originali di Bond e 6 sono proprio con Sean Connery. All’affermazione sulla mia forte somiglianza con l’attore ho risposto ‘come posso ricordarlo… se è morto?’. Ho poi rivelato che, sì, una parentela c’è, ma non di sangue. Sono il nipote di Paul, fratello di Sean, ma geneticamente non sono legato a lui: mia madre, che aveva sposato Paul, aveva, poi, divorziato da lui; le sue seconde nozze furono con mio padre. E nacqui io.

Basile: Incredibile la somiglianza del viso. All’evento c’era il Funding VP di Netflix Mitch Lowe?

David Arkless: Esatto! Tutti sono interessati a incontrare il funding vp di Netflix (ndr, scherza).

Basile: E’ che sono un’attrice.

David Arkless: Che tipo di attrice?

Basile: Non solo di teatro, ma, soprattutto, interpreto ruoli e testi sia in italiano sia in inglese.

David Arkless: Ecco una storia. Uno dei miei figli fa l’attore in LA, si è diplomato al Rada. Un giorno, ancora ventunenne, mi disse ‘Dave’ – mi chiama così – ‘hai qualche conoscenza in LA? Perché io farò l’attore lì’. Risultato: ha lavorato in alcune serie tv, da ‘The walking dead’ a ‘The last ship’ ad altre. Ha, anche, recitato in un paio di film indipendenti. Io ho una cara amica lì che è a capo della Paramount ed è una delle persone migliori sul pianeta. Le ho detto ‘Look after him, make sure he gets jobs’.  Si sa come vanno le cose, ‘experienced or not, it’s a nightmare’[5], perché si sa come vanno le cose. Così lui ha recitato in 6 film, in piccole parti. Devo dire che se la sta cavando benissimo. È un vero attore.

Basile: In Italia è molto dura per gli attori, specie per le attrici. Ci vorrebbe una Joblio per attori.

David Arkless: Questa è una grande idea!

Basile: Ottimo! Allora resto in attesa (ndr, scherzando, ma in fondo non troppo).

Conclusione
I miei due intervistati lasciano il posto, la settimana prossima, a due Advisor di livello: John Gavigan e Dennis C. Vacco.

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